Il Blog Non Chiude Più

Image2Non sono passati neanche sette giorni da quando ho stabilito di procedere alla chiusura il blog, ma sembra trascorsa un’eternità da quanto drammatica è stata questa ultima settimana e dalla grande quantità di decisioni che ho dovuto prendere. Una di queste decisioni è stata di assumermi nuovamente e pubblicamente l’impegno a proseguire con questo progetto, comunque esso vada e dovunque esso mi porti.
Ho rimosso il post colmo di amarezza e rassegnazione in cui comunicavo di voler gettare la spugna perché si trattava di uno sfogo sgraziato e ozioso, ma i motivi che mi avevano spinto a tale scelta sono ancora molto attuali, per cui vale la pena riassumerli qui: un progetto come Catallassi (ampio ma di nicchia e tutt’altro che immediato) non può avere successo se l’unico a crederci è il suo autore, promotore ed editore – cioè io.

È facile aprire un blog. Basta decidere che CMS usare, scegliere un tema e un titolo e mettersi a scrivere qualche articolo sugli interessi che si sono maturati durante la propria vita. La difficoltà sta nel riuscire a proseguire a lungo, rispettando le scadenze e pubblicando materiale sempre di livello crescente. Sono necessari lunghi periodi di documentazione, schematizzazione, scrittura e revisione, c’è da curare l’impaginazione, la scelta delle immagini e la nidificazione interna dei contenuti (categorie, pagine, tag, link tra articoli eccetera). E poi c’è il discorso autopromozione, che è il più ostico di tutti perché non è detto che gli sforzi paghino e perché sono necessarie competenze di marketing non completamente sballate. Ho passato interminabili serate a spammare in tutti i posti conosciuti (spesso venendo redarguito per questo) e a leggere guide che snocciolano consigli pubblicitari stantii.
Insomma, avete capito. Il carico di lavoro che devo fare affinché voi possiate leggervi i miei articoli in santa pace è enorme e io l’ho sempre fatto con piacere perché vabbè è il mio modo di esprimermi, mi fa sentire utile e apprezzato, mi ha permesso di imparare molte cose e conoscere alcune persone fantastiche.

Non è colpa di nessuno, o al massimo è colpa mia, se il traffico del blog non cresce abbastanza da poterlo notare ad occhio nudo o se blog amatoriali meno curati del mio fanno in un giorno tante visualizzazioni quante ne sono riuscito a fare in un anno. Evidentemente la mia offerta non è abbastanza ricca o abbastanza accattivante o abbastanza facile da approcciare. Sono batoste che permettono di riflettere sulle proprie scelte e lavorare sulla fruibilità del prodotto, vero.
Tutto vero. Però c’è un però. Chi del mio pubblico apprezza particolarmente il mio lavoro potrebbe darmi una mano. Se pensate che Catallassi meriti di avere un futuro, se desiderate che gli articoli di rubrica continuino a tenervi compagnia, se siete curiosi di vedere quante altre diavolerie di argomento sono in grado di tirare fuori dal cilindro, da ora potrete dimostrarlo.

Ci sono due modi in cui potete supportare il blog.
Il primo è attraverso il passaparola. Vi piace un articolo? Consigliatelo ai vostri amici! Vi piace il concetto di Catallassi? Condividetelo sui social, taggateci delle persone, linkatelo sui vostri gruppi di discussione o forum preferiti. Parlatene. Commentate. Citate le parti che avete preferito (o anche interi articoli, la licenza Creative Commons lo permette) sul vostro blog. Se c’è una cosa che ho capito è che da solo non posso fisicamente raggiungere la massa critica di potenziali lettori perché il blog inizi a crescere da solo, per cui ho bisogno di voi. Per davvero.
In secondo luogo potete donare qualche euro tramite l’apposito bottone che trovate sulla home o cliccando qui. Non ho molte spese dirette per mantenere il blog, ma alcune ci sono. Spesso l’unico modo per procurarsi per tempo la bibliografia necessaria ad un articolo è comprarla. E tutto il caffè necessario per sopravvivere a lunghi pomeriggi di scrittura dopo un po’ si fa sentire sui conti mensili. In più da un un po’ ho iniziato ad avere seri problemi di soldi, per cui il tempo dedicato al blog è tempo che potrei utilizzare per lavorare o cercare lavoro e questo a un certo punto inizia a pesare.

Ecco fatto. Penso di aver dato tutte le spiegazioni che vi dovevo.
Da parte mia continuerà ad esserci il massimo impegno, spero che basti per fare rimanere a galla questo spazio.
Un saluto e un ringraziamento a tutti,
Alberto.

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