Se lo dice la mamma…

Nello spassoso documentario Religiolus (che ho già citato in questo articolo) Bill Mahler gira gli Stati Uniti intervistando decine e decine di persone riguardo le loro credenze religiose, con risultati esilaranti ma, va detto, anche abbastanza deprimenti. Visto che tra le tematiche affrontate non poteva mancare il miracolo, a un certo punto Bill si ferma a fare qualche domanda sull’argomento a Steve, un pingue signore ebreo proprietario di un negozio di articoli sacri cristiani – egli  si definisce orgogliosamente un Jew for Jesus. Tale conversione fu, a suo dire, causata dall’aver assistito più volte a miracoli fatti da Dio in nome di Cristo. “Mi faccia un esempio” gli chiede Bill. Steve con compostezza racconta di quando una volta aveva pregato il Signore di far piovere ed era stato immediatamente esaudito. La reazione di Bill non è esattamente educata, ma per me è stata tanto liberatoria. Chi macina un po’ di inglese la può trovare insieme a tutta la scena nel video qui sotto.

Perchè la maggior parte di noi non crede che sia stata una divinità a far piovere quella volta in cui l’abbiamo desiderato con tutto il cuore ? Beh, tanto per cominciare conosciamo tutti grossolanamente quali sono i motivi per cui piove (a differenza dei nostri cugini preistorici), e anche se proprio non avessimo idea del fatto che pressione e umidità interagendo secondo pattern temporali precisi arrivino a causare perturbazioni, ci sono un mucchio di persone esperte pronte a garantirci che una spiegazione esiste e non vi è nulla di magico in questo fenomeno. In secondo luogo è bene possedere un minimo di informazioni circa la storia dell’episodio che si vuole analizzare. Non siamo scienziati – non dobbiamo testare la verità assoluta delle nostre ipotesi ma ci basta esserne genericamente convinti – per cui non c’è bisogno di arrivare a parlare di replicabilità, ma almeno un minimo di evidenza statistica a favore di una correlazione vogliamo di solito averla. Questo ovviamente è sufficiente a cestinare la pretesa del buon Steve riguardo il miracolo della pioggia: non è vero che esiste una nesso causale tra preghiera e risposta divina. (Certamente il cristianesimo risolve questa incongruenza a modo suo, e infatti le credenze religiose non sono falsificabili).

Bisogna dire comunque che non sempre possediamo un recipiente pieno di situazioni paragonabili con cui confrontare il fenomeno in indagine. In questo caso con un minimo di impegno possiamo utilizzare uno strumento logico detto modus tollens, che ci consente di mettere alla prova le nostre credenze in modo diverso dal solito: in pratica ci rendiamo conto che non è sufficiente che ad un evento A ne segua uno B per poter dire che B è causato da A (questo è il modus ponens), ma dobbiamo ugualmente verificare che in assenza di B neanche A avviene. In questo modo non solo evitiamo di dover ricorrere a contenitori statistici ampi, ma mettiamo ulteriormente alla prova la correlazione attraverso una manipolazione delle variabili, abbandonando il paradigma in cui A e B vanno insieme per confrontarlo con un caso in cui uno dei due non è presente.
Per orientarci in queste indagini, o, se siamo persone meno rigorose, per arrivare rapidamente a un giudizio sul fatto che due fenomeni siano o no collegati, facciamo infine riferimento al nostro sistema di credenze, che esprime la probabilità soggettiva di un nesso causale mettendola in relazione con la nostra visione del mondo. È miope pensare di non essere influenzati dalle proprie convinzioni quando si definisce il grado di attendibilità di un’ipotesi: come Steve guardava gli avvenimenti attraverso le lenti distorcenti della religione nel ritenere probabile che un dio stesse ascoltando la sua preghiera, Bill stava facendo altrettanto mentre rideva di questa idea.

Nell’articolo di settimana scorsa ho spiegato come la fallacia della correlazione illusoria, o errata connessione causa-effetto, non sia esclusiva della nostra specie. Nel farlo ho paragonato il fenomeno di avversione al gusto studiato da Garcia nei ratti con le preoccupazioni della mamma circa la nocività del prosciutto vecchio di tre giorni. Vediamo di rileggere questo familiare evento alla luce degli strumenti logici appena discussi.
Partiamo da conoscenze e credenze. Il prosciutto avariato può provocare mal di stomaco, è risaputo, anche se chiaramente non esiste una correlazione esatta tra questi eventi. Inoltre la mamma non sa esattamente lo stato di queste particolari fette di prosciutto e non ha idea se in effetti tre giorni nel frigo sono sufficienti a renderlo pericoloso. Le sue conoscenze non sono sufficienti per poter affermare che sia stato il prosciutto a farci male. Che dire delle credenze? Beh alcune madri sono più prudenti, altre meno, ma generalmente esse tendono ad esagerare riguardo a queste cose, per cui possiamo dire che esse sono spinte ad accusare il prosciutto più di quanto lo sarebbero in un’altra situazione.
Proseguendo dobbiamo dire che l’evidenza statistica non va molto a favore della mamma, visto che di solito il salume incriminato viene mangiato anche da qualcun altro, nello stesso pasto, in precedenza o successivamente. Ugualmente sarebbe errato saltare a conclusioni sulla nocività del prosciutto nel caso nessuno abbia osato toccare quell’insidioso pacchetto di carta stagnola. Il modus tollens qui si starebbe sgolando: ASSAGGIA TU IL PROSCIUTTO, ASSAGGIA TU IL PROSCIUTTO! Se non c’è B allora non ci deve essere neanche A!”. Povero modus tollens, così spesso ignorato. Ma che ci vogliamo fare se il nostro cervello fa così fatica a concepire una prova di falsificazione?

In psicologia sociale esiste una teoria che descrive le persone come tattici motivati, vale a dire macchine da ragionamento fantastiche quando è presente il giusto stimolo. È un vero peccato che in effetti siamo raramente motivati a capire davvero una cosa, e frequentemente selezioniamo l’informazione per arrivare a credere quel che preferiamo. Le correlazioni, specie quando non vengono replicate, sono davvero spesso illusorie, gli strumenti logici che possediamo per metterle alla prova sono faticosi da utilizzare e nella maggior parte dei casi neanche ci interessa utilizzarli perchè il collegamento in questione ci piace molto e non abbiamo alcuna intenzione di metterlo in dubbio (qualcuno ha detto omeopatia?).
Ricordate le parole di Bill Mahler: le coincidenze esistono, non fatevi ingannare.

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